Una solutidine troppo rumorosa / Bohumil Hrabal
Hanta dialoga con i libri. Vive con i libri.
Hanta è il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa. Romanzo umido e denso scritto dal ceco Bohumil Hrabal nel 1981.
E’ la storia di un pressatore di carta. Di un uomo che per trentacinque anni vive in simbiosi con una vecchia pressa meccanica e con le migliaia di libri che gli passano tra le mani. Libri e...topi, mosche, sangue, putredine, incubi, fantasie. Meravigliosa sporcizia che diventa guscio dentro il quale il protagonista incassa e protegge la propria esistenza.
Casa. Lavoro. Libri. Birra. Lavoro. Libri. Casa. Birra. Libri. Pensieri. Sogni.
Nella vita di Hanta sogno e realtà non sono più separabili. Così come non è possibile scindere il suo pensiero da quelli assimilati dagli autori. Troppi libri, troppe storie. Suo malgrado. ‘Puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perchè in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa’.
Hanta distrugge vecchi libri ma in realtà li rigenera.
Mentre li schiaccia e compatta in blocchi perfetti, li riporta in vita, dialogando con i grandi autori, soffermandosi su passi, frasi, parole.
La passione artigianale, lieve, discreta, ma al tempo stesso potente ed evocativa che Hanta nutre per la parola stampata, è un grande messaggio di amore che Bohumil Hrabal dedica alla letteratura.
Il ventre di una Praga che si sente anche quando non si vede, pulsa sotto l’officina e i pensieri di Hanta.
Una passione come quella di Hanta non può però superare l’urto del cambiamento. La modernità rappresentata dalla ‘Brigata del lavoro socialista’. Modernità che si esprime attraverso tute colorate, guanti puliti, latte e succo di pomodoro. Ambienti asettici e carta immacolata. Un trauma per chi, come lui, per trentacinque anni ha vissuto nel putridume dei libri marci e sporchi e da questi ha tratto linfa, passione, sogno. Tutto.
Non c’è poesia nella carta ‘disumanamente linda’, nei guanti che privano del piacere di toccare la carta, ‘perché io lavoravo sempre a mani nude per gustare sulle dita la carta’.
Non gli rimarrà che il suicidio. Poetico e simbolico.
Schiacciato dalla sua pressa. Un ultimo viaggio insieme a suoi libri.
Una solitudine troppo rumorosa è un libro intestinale, potente, viscerale. Elogio surreale e originale alla lettura. Di-struggente.
Titolo: Una solitudine troppo rumorosa, 1981, ed. Einaudi.
Hanta è il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa. Romanzo umido e denso scritto dal ceco Bohumil Hrabal nel 1981.
E’ la storia di un pressatore di carta. Di un uomo che per trentacinque anni vive in simbiosi con una vecchia pressa meccanica e con le migliaia di libri che gli passano tra le mani. Libri e...topi, mosche, sangue, putredine, incubi, fantasie. Meravigliosa sporcizia che diventa guscio dentro il quale il protagonista incassa e protegge la propria esistenza.
Casa. Lavoro. Libri. Birra. Lavoro. Libri. Casa. Birra. Libri. Pensieri. Sogni.
Nella vita di Hanta sogno e realtà non sono più separabili. Così come non è possibile scindere il suo pensiero da quelli assimilati dagli autori. Troppi libri, troppe storie. Suo malgrado. ‘Puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perchè in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa’.
Hanta distrugge vecchi libri ma in realtà li rigenera.
Mentre li schiaccia e compatta in blocchi perfetti, li riporta in vita, dialogando con i grandi autori, soffermandosi su passi, frasi, parole.
La passione artigianale, lieve, discreta, ma al tempo stesso potente ed evocativa che Hanta nutre per la parola stampata, è un grande messaggio di amore che Bohumil Hrabal dedica alla letteratura.
Il ventre di una Praga che si sente anche quando non si vede, pulsa sotto l’officina e i pensieri di Hanta.
Una passione come quella di Hanta non può però superare l’urto del cambiamento. La modernità rappresentata dalla ‘Brigata del lavoro socialista’. Modernità che si esprime attraverso tute colorate, guanti puliti, latte e succo di pomodoro. Ambienti asettici e carta immacolata. Un trauma per chi, come lui, per trentacinque anni ha vissuto nel putridume dei libri marci e sporchi e da questi ha tratto linfa, passione, sogno. Tutto.
Non c’è poesia nella carta ‘disumanamente linda’, nei guanti che privano del piacere di toccare la carta, ‘perché io lavoravo sempre a mani nude per gustare sulle dita la carta’.
Non gli rimarrà che il suicidio. Poetico e simbolico.
Schiacciato dalla sua pressa. Un ultimo viaggio insieme a suoi libri.
Una solitudine troppo rumorosa è un libro intestinale, potente, viscerale. Elogio surreale e originale alla lettura. Di-struggente.
Titolo: Una solitudine troppo rumorosa, 1981, ed. Einaudi.
