Vino al vino / Mario Soldati
‘Quando riusciamo a vedere la bellezza, essa è sempre perduta’.
Mario Soldati, La messa dei villeggianti, 1959.
Critico d’arte, saggista, autore, regista, documentarista. Ma anche, o meglio e quindi, esteta, dandy, raffinato capitano del bello.
Mario Soldati fece il suo viaggio nell’Italia del vino a più riprese, dal 1968 al 1975.
Vino al vino fu il risultato editoriale di quei viaggi.
Un libro straordinario, evocativo, moderno, poetico nell’elegante intensità dei racconti, delle immagini, delle riflessioni. Un vero e proprio romanzo. Appassionante e ancora attualissimo in tanti passaggi.
L’amore per il vino e la ricerca del vino ‘genuino’, motivi scatenanti del viaggio, fungono da lente attraverso cui raccontare l’Italia di 40 anni fa.
Territori, vignaioli, cibi, tratti umani, città, borghi, case, arte, architetture.
L’occhio di Soldati attraversa un’Italia in profondo cambiamento. Sono gli anni del boom economico e del passaggio da una dimensione ancora largamente rurale a ritmi ed usi più tipici delle società industriali. Anni di spinta ma anche di caos e disordine, in alcuni casi traumatici, come ad esempio nella mancata preservazione del territorio e del suo tessuto architettonico.
Soldati è incredibilmente profetico, e ancora attuale, nell’allarmarsi per certe derive culturali e nel fissare l’abbruttimento, architettonico e non solo, che purtroppo accompagna in tante, troppe zone della penisola, i cambiamenti sociali di allora.
Al vino Soldati si approccia da grande appassionato, certamente preparato e con solide convinzioni in materia, senza però esprimere mai velleità da tecnico, da enologo. Anzi. Il suo rimane sempre il racconto di uno scrittore. Di un filosofo esteta che sicuramente ama, e descrive, anche i risvolti sensoriali legati alla bottiglia, alla degustazione, ma non abbandona mai la consapevolezza che il vino è piacere solo in quanto espressione di una civiltà, solo in quanto prodotto più nobile di territori, climi, tradizioni culturali, cambiamenti sociali.
‘Il vino è come la poesia, che si gusta meglio, e che si capisce davvero, soltanto quando si studia la vita, le altre opere, il carattere del poeta, quando si entra in confidenza con l’ambiente dove è nato, con la sua educazione, con il suo mondo. La nobiltà del vino è proprio questa: che non è mai un oggetto staccato e astratto, che possa essere giudicato bevendo un bicchiere, o due o tre, di una bottiglia che viene da un luogo dove non siamo mai stati’.
Sembra banale, eppure ci ritroviamo ancora (o forse di nuovo) oggi, nel 2010, ad emozionarci per vignaioli e progetti vinicoli che lavorano l’uva e il vino senza cercare scorciatoie modaiole o immediate soddisfazioni commerciali. Ci troviamo oggi a raccontare come eroica minoranza chi lavora la terra e l’uva come natura e cultura vorrebbero. Come si auspicava Soldati 40 anni fa, spaventato dalle scellerate e mal gestite derive poco qualitative che le tante realtà vinicole sparpagliate sul territorio della penisola minacciavano di prendere.
Ma c’era, e forse parzialmente c’è ancora, qualche speranza: “In Francia e in Inghilterra, da secoli e non soltanto per vini e liquori, esiste un ponte tra società ed individuo, una civiltà organizzata, una gerarchia del costume.
La nostra civiltà non è inferiore, ma diversa. E’ una civiltà anarchica, scontrosa, ribelle. Da noi, l’uomo di valore, come il vino prelibato, schiva ogni pubblicità: vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine, o nella religiosa compagnia di pochi amici’’.
Vino al vino è un romanzo di ‘precisione e suggestione’, ‘arioso e picaresco’ come sostiene Domenico Scarpa nella ricca introduzione al libro.
Un’opera imperdibile per chi ama il vino e desidera leggere uno spaccato dell’Italia di 40 anni fa attraverso i ritratti e i ‘paesaggi’ di un grande autore del novecento italiano come Mario Soldati, elegante e instancabile profeta del bello.
Titolo:
Vino al Vino, 1968-1975, ed. Oscar Mondadori.
