Pizzeria Da Michele
La pizzeria Da Michele. ‘A pizza.
Napoli. Quartiere Forcella. Famigerato Ospedale Ascalesi a due passi.
Pizza pura. Pura pizza.
Ci arrivi dopo una passeggiata nel ventre di Napoli. E tutti i profumi, voci, colori respirati scendendo per i vicoli te li porti li’.
Percorrendo Spaccanapoli, la lunghissima via che ‘spacca’ in due il centro storico, la fame cresce ed è obiettivamente difficile resistere per arrivare da Michele come si deve arrivare: affamati.
La pizza va mangiata a stomaco vuoto. Figuriamoci da Michele.
E’ difficile resistere lungo il tragitto. La via è un incessante brulicare di odori, colori, baretti, chioschetti. Pizze, pizzette, zeppole, panzarotti, saltin’bocca. La tentazione è forte ma la resistenza avrà il suo premio...
Dite no anche a Scaturchio, tappa imperdibile per caffè-nettare e sfogliatella. Non adesso. Dopo Michele.
Verso la fine di Spaccanapoli, dove i chioschi cominciano a diminuire, si gira a destra in via Forcella, la via che dà il nome al quartiere, e quindi in via Sersale.
L’Antica Pizzeria 'Da Michele' si riconosce da lontano. Fuori c’è sempre una gran coda.
La fila può far pensare ad un’attesa più lunga. E invece massimo mezz'ora e sei dentro.
Perché la pizza da Michele si mangia in fretta. Non è un posto in cui sostare: entri, divori, esulti ed esci.
Tavoli di marmo, bicchieri di plastica. Spesso si mangia accanto a sconosciuti. Zero formalità. Tutti accomunati dalla acquolinosa soddisfazione di essere finalmente seduti e prossimi al piacere.
Margherita o marinara. Nient’altro perche’ nient’altro esiste. Cosi è. Da fine ‘800.
La Margherita, quando è fatta ad arte, 'po ghì nant’ ‘a nu re’.
E’ no miracolo. Anche a pizza fredda, il cornicione non diventa un pezzo di marmo, la pasta non diventa vinavil, la mozzarella non si trasforma in un conglomerato cementizio.
Pizza che spiazza.
Quel profumo di pummarola che avevi dimenticato.
Quella pasta sottilissima che si squaglia in bocca.
La mozzarella…nuvole di fiordilatte freschissimo, niente a che vedere con quei surrogati sintetici e giallastri a cui siamo abituati e che ormai non ci sembrano più neanche tanto cattivi: in questo momento ti ricordi che la mozzarella ha un sapore preciso e che è meraviglioso.
Ma perché da Michele non ci sono altre pizze se non la Margherita? Risponde la filastrocca appesa da sempre al muro della pizzeria:
’ Perciò nun ‘e cercate
‘sti pizze complicate
ca fanno male ‘a sacca
e ‘o stommaco patì’.
Napoli. Quartiere Forcella. Famigerato Ospedale Ascalesi a due passi.
Pizza pura. Pura pizza.
Ci arrivi dopo una passeggiata nel ventre di Napoli. E tutti i profumi, voci, colori respirati scendendo per i vicoli te li porti li’.
Percorrendo Spaccanapoli, la lunghissima via che ‘spacca’ in due il centro storico, la fame cresce ed è obiettivamente difficile resistere per arrivare da Michele come si deve arrivare: affamati.
La pizza va mangiata a stomaco vuoto. Figuriamoci da Michele.
E’ difficile resistere lungo il tragitto. La via è un incessante brulicare di odori, colori, baretti, chioschetti. Pizze, pizzette, zeppole, panzarotti, saltin’bocca. La tentazione è forte ma la resistenza avrà il suo premio...
Dite no anche a Scaturchio, tappa imperdibile per caffè-nettare e sfogliatella. Non adesso. Dopo Michele.
Verso la fine di Spaccanapoli, dove i chioschi cominciano a diminuire, si gira a destra in via Forcella, la via che dà il nome al quartiere, e quindi in via Sersale.
L’Antica Pizzeria 'Da Michele' si riconosce da lontano. Fuori c’è sempre una gran coda.
La fila può far pensare ad un’attesa più lunga. E invece massimo mezz'ora e sei dentro.
Perché la pizza da Michele si mangia in fretta. Non è un posto in cui sostare: entri, divori, esulti ed esci.
Tavoli di marmo, bicchieri di plastica. Spesso si mangia accanto a sconosciuti. Zero formalità. Tutti accomunati dalla acquolinosa soddisfazione di essere finalmente seduti e prossimi al piacere.
Margherita o marinara. Nient’altro perche’ nient’altro esiste. Cosi è. Da fine ‘800.
La Margherita, quando è fatta ad arte, 'po ghì nant’ ‘a nu re’.
E’ no miracolo. Anche a pizza fredda, il cornicione non diventa un pezzo di marmo, la pasta non diventa vinavil, la mozzarella non si trasforma in un conglomerato cementizio.
Pizza che spiazza.
Quel profumo di pummarola che avevi dimenticato.
Quella pasta sottilissima che si squaglia in bocca.
La mozzarella…nuvole di fiordilatte freschissimo, niente a che vedere con quei surrogati sintetici e giallastri a cui siamo abituati e che ormai non ci sembrano più neanche tanto cattivi: in questo momento ti ricordi che la mozzarella ha un sapore preciso e che è meraviglioso.
Ma perché da Michele non ci sono altre pizze se non la Margherita? Risponde la filastrocca appesa da sempre al muro della pizzeria:
’ Perciò nun ‘e cercate
‘sti pizze complicate
ca fanno male ‘a sacca
e ‘o stommaco patì’.
