D'O di Davide Oldani
Dopo ripetute e sempre toniche visite, decidiamo di fissare cosa dice la cucina di Davide Oldani e del suo D'O. Oggi. A fine 2005.
Luogo caldo, luogo culto.
Tutto, dagli arredi, agli spazi, agli orpelli (pochi, per fortuna) racconta di un piccolo locale dallo stile volutamente sobrio, quasi monastico. Misurato ma non per questo dimesso.
Pochissime concessioni al design di interni, così come poca baroccosa classicità. Interni neutri.
Una nicchia. In cui approdare presto e da cui andarsene senza fretta. Per farsi coccolare dai menu di Davide Oldani.
Cucina del D’O, cucina OD: Oldani Docet.
Antipasto antipathos perché inevitabile, l’oramai mitica verdura caramellata con parmigiano freddo sopra e caldo sotto. Siamo in autunno e gioca la cipolla, in primavera va in scena la melanzana.
Contrasto armonioso in cui il dolce e il salato si contendono in una gara di violentissime carezze la palma del più forte, arbitrate da una successione di croccante, morbido, fondente. Alla fine la spunta, ai punti, il dolce.
Taglio fusion, anzi infusion, con il pecorino morbido da mangiare al cucchiaio su brodetto di funghi neri.
Spirituale invece il brodo di mandorla con pancetta di pesce alla paprika, portato sull'ergonomico Land. Piatto fondo con parete inclinata concepito da Oldani per far scivolare brodi e creme nel cucchiaio senza dover fare i fachiri per apprezzare sino in fondo.
Buonissimo il risotto mantecato al caffè con animelle. Il piatto, bianchissimo come il risotto, oltre che dalla crema di caffè viene 'sporcato' da una lieve, sublime spolverata di chiodi di garofano.
Il salato - meglio l’agrodolcesalato, vista la propensione di Davide all’uso di riduzioni, guarniture umide, contrasti est-ovest nord-sud – termina con due calibri grossi.
La lingua arrosto con mele e cavolini. Spessa, morbida, netta, nettare. Buona come il primo bacio.
Il secondo secondo, è l’anatra con ripieno di vitello servita con delle fettine di sedano rapa. Anche lei accompagnata dall’umida e bruna riduzione che dà amalgama al tutto.
Anche i secondi vengono serviti su piatto concavo. Sky, altro concept firmato Oldani. Piatto dalla concavità profonda ma limitata nel diametro, con il quale il cuoco è riuscito a veicolare un concetto a lui caro: a differenza di quanto fanno molti suoi colleghi che utilizzano piatti piani per la quasi totalità delle portate, Davide pensa che il piatto fondo valorizzi il contenuto, conservando al meglio temperatura e gusto.
Ai dessert si arriva già felici.
Si, confermiamo quanto oramai noto e arcinoto. Il D’O è uno dei posti in cui la cucina di qualità, la cucina progettata, è offerta ai prezzi più accessibili. Quasi imbattibile il rapporto prezzo-felicità.
I prezzi del D’O hanno però un prezzo. Non c’è mai posto.
Luogo caldo, luogo culto.
Tutto, dagli arredi, agli spazi, agli orpelli (pochi, per fortuna) racconta di un piccolo locale dallo stile volutamente sobrio, quasi monastico. Misurato ma non per questo dimesso.
Pochissime concessioni al design di interni, così come poca baroccosa classicità. Interni neutri.
Una nicchia. In cui approdare presto e da cui andarsene senza fretta. Per farsi coccolare dai menu di Davide Oldani.
Cucina del D’O, cucina OD: Oldani Docet.
Antipasto antipathos perché inevitabile, l’oramai mitica verdura caramellata con parmigiano freddo sopra e caldo sotto. Siamo in autunno e gioca la cipolla, in primavera va in scena la melanzana.
Contrasto armonioso in cui il dolce e il salato si contendono in una gara di violentissime carezze la palma del più forte, arbitrate da una successione di croccante, morbido, fondente. Alla fine la spunta, ai punti, il dolce.
Taglio fusion, anzi infusion, con il pecorino morbido da mangiare al cucchiaio su brodetto di funghi neri.
Spirituale invece il brodo di mandorla con pancetta di pesce alla paprika, portato sull'ergonomico Land. Piatto fondo con parete inclinata concepito da Oldani per far scivolare brodi e creme nel cucchiaio senza dover fare i fachiri per apprezzare sino in fondo.
Buonissimo il risotto mantecato al caffè con animelle. Il piatto, bianchissimo come il risotto, oltre che dalla crema di caffè viene 'sporcato' da una lieve, sublime spolverata di chiodi di garofano.
Il salato - meglio l’agrodolcesalato, vista la propensione di Davide all’uso di riduzioni, guarniture umide, contrasti est-ovest nord-sud – termina con due calibri grossi.
La lingua arrosto con mele e cavolini. Spessa, morbida, netta, nettare. Buona come il primo bacio.
Il secondo secondo, è l’anatra con ripieno di vitello servita con delle fettine di sedano rapa. Anche lei accompagnata dall’umida e bruna riduzione che dà amalgama al tutto.
Anche i secondi vengono serviti su piatto concavo. Sky, altro concept firmato Oldani. Piatto dalla concavità profonda ma limitata nel diametro, con il quale il cuoco è riuscito a veicolare un concetto a lui caro: a differenza di quanto fanno molti suoi colleghi che utilizzano piatti piani per la quasi totalità delle portate, Davide pensa che il piatto fondo valorizzi il contenuto, conservando al meglio temperatura e gusto.
Ai dessert si arriva già felici.
Si, confermiamo quanto oramai noto e arcinoto. Il D’O è uno dei posti in cui la cucina di qualità, la cucina progettata, è offerta ai prezzi più accessibili. Quasi imbattibile il rapporto prezzo-felicità.
I prezzi del D’O hanno però un prezzo. Non c’è mai posto.
